La felicità è un attimo che vola via. Il momento di gioire, di festeggiare “offro io, stasera prendete quello che volete”, dice Gasperini entusiasta, incontenibile per aver raggiunto quello che aveva promesso, la qualificazione in Champions, è stato breve. Il tempo di fare selfie con tutti, con giornalisti, poliziotti in servizio al Bentegodi, sfoggiando la maglietta celebrativa che la Roma in tempi record e sfidando la scaramanzia, aveva già preparato e lanciato sul mercato al fischio finale della partita con il Verona.
Gasperini al centro di tutto
Ma è durato pochissimo. Poi Gasp è tornato Gasp. Esigente, polemico quanto basta, tanto per chiarire di chi sono i meriti del clamoroso terzo posto e di chi d’ora in poi deve avere l’ultima parola su tutto: “È tempo che gli allenatori tornino centrali, ci sono troppe persone nelle società che parlano e non sanno di calcio, e che non sono competenti”. Amici della famiglia Friedkin, piloti, procuratori, ds non graditi. Poche parole, tanto veleno. Ognuno al suo posto e con il suo ruolo. Lì al centro e intorno quasi niente.
Cosa chiede Gasperini
Gasp si è preso la Roma e ora vuole decidere. Comandare. Il campo largo con Ranieri era troppo stretto per tutti e due, non ha funzionato. E ora che la scelta della leadership è stata fatta, con l’addio dell’ex consulente, vuole altra pulizia. Un nuovo direttore sportivo, uno con cui abbia sintonia, e non sarà difficile per D’Amico o Sogliano, avere più feeling rispetto allo zero assoluto che aveva Massara, in uscita. Meno gente al centro sportivo, più presenza della famiglia Friedkin e meno dei loro rappresentanti.
Dottori, fisioterapisti scelti da lui e di cui si fida. Dialogo sulla scelta dei giocatori da vendere, ingaggiare, rinnovare (a partire da Dybala che anche a Verona ha dimostrato di essere insostituibile). Perché la Champions “ci deve insegnare a essere competitivi in campionato, non in Europa”. Non vuole una Roma a sua immagine e somiglianza, vuole direttamente la Roma. Deve essere sua. Lo ha chiarito subito, perché non aveva tempo da perdere. Perdere è una parola che proprio non gli piace.
